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Dichiarazione della società controllata Eco-Ricicli: "L’impianto aveva le previste autorizzazioni provvisorie e l'organizzazione era adeguata alla gestione del rischio"

Giovedì 12 Dicembre 2019

Rifiuti

In relazione agli articoli sull’incendio del 7 giugno 2017, che ha gravemente danneggiato l’impianto di trattamento rifiuti ingombranti di Eco-Ricicli di Fusina, pregiudicandone l’operatività, la Società ricorda che costituisce un dato già acquisito all’istruttoria dibattimentale e confermato nel corso dell’udienza del 10 dicembre sia la circostanza che l’impianto avesse le autorizzazioni all’esercizio provvisorio previste dalla normativa e rilasciate dalla Città metropolitana di Venezia in base ad apposita Conferenza dei servizi, alla quale ha partecipato pure il Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Venezia, sia il fatto che la documentazione sulla prevenzione incendi fosse stata visionata dagli organi preposti. Nel corso dell’istruttoria è già emerso peraltro che l’azienda aveva presidi e un’organizzazione adeguata ad affrontare questo tipo di rischio e a gestire il trituratore dei rifiuti ingombranti, preselezionati al loro arrivo presso l’impianto di trattamento. Le valutazioni sull’assetto autorizzativo dell’impianto espresse nel corso dell’udienza del 10 dicembre dal teste dell’accusa - per quanto appartenente allo stesso Comando dei Vigili del fuoco – costituiscono una sua opinione, rimessa al sereno vaglio del giudice, al pari delle diverse valutazioni sul punto agli atti dell’intero processo.
Piuttosto, nel corso dell’udienza del 10 dicembre è stato esplicitato che il trituratore non presentava segni di incendio, né materiali combusti al suo interno e che non sono stati eseguiti i rilievi necessari ad appurare la presenza di acceleranti in grado di facilitare lo sviluppo e la propagazione dell’incendio, diversamente da quanto erroneamente riportato negli articoli, secondo i quali non sarebbero stati trovati degli acceleranti, così da anticipare in sede impropria un giudizio d’infondatezza di qualsiasi ipotesi d’incendio doloso che, viceversa, compete soltanto al giudice, alla conclusione di un’istruttoria dibattimentale ancora in corso.
Quanto alle presunte quantità anomale di rifiuti, la società specifica che al momento dell’incendio era presente il 60% della quantità autorizzata, quindi la capacità complessiva di stoccaggio era ampiamente rispettata. La sanzione citata negli articoli si riferisce alle 16 tonnellate di plastica in più rispetto ai quantitativi autorizzati, che quella mattina – al pari di altri giorni di normale operatività dell’impianto - erano stati già approntati per l’avvio alle loro usuali destinazioni finali e che non è stato possibile inviare, proprio a causa della situazione di emergenza causata dall’incendio.