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20.000 megawatt di energia elettrica prodotti nell’impianto di Fusina da 30.000 tonnellate di Css

Lunedì 20 Dicembre 2021

Rifiuti

Annunciare il ricorso al Consiglio di Stato contro il funzionamento significa spaventare i cittadini con falsità

Annunciare l’appello al Consiglio di Stato contro l’impianto di Fusina – dopo che tutte le istituzioni coinvolte hanno dato parere favorevole (anche chi non aveva competenza, ad esempio il ministero dell’Ambiente) e il Tar per due volte ha respinto i ricorsi dei comitati – rappresenta solo un modo per spaventare la popolazione con le solite fantasie e inesistenti paure.
"Ci vedremo in un’altra aula di Tribunale – dichiara il presidente di Veritas, Vladimiro Agostini - con chi contesta la necessità di disporre di un impianto per il recupero energetico come quello di Fusina. Cominciamo a credere che avviare l'ennesimo contenzioso sugli impianti di trattamento dei rifiuti del nostro territorio, dopo aver perso tutti quelli precedenti, abbia scopi diversi che sostenere le fantasie di qualche solitario pensatore".
In circa un anno di attività della prima linea dell’impianto, l’utilizzo di 30.000 tonnellate di Combustibile solido secondario (Css) e biomassa ha prodotto energia elettrica per quasi 20.000 megawatt. Durante il funzionamento, gli Enti preposti hanno assicurato tutti i controlli previsti, senza che peraltro fossero riscontrate irregolarità o sforamenti dei limiti di legge, che l’impianto rispetta rimanendo ben al di sotto delle soglie previste.
I comitati e chi contesta dicono che l’impianto non è necessario, ma che invece servono ulteriori politiche per aumentare la raccolta differenziata.
Ma cosa ne sanno delle necessità del territorio? Nulla: non sanno come si affronta la stagionalità, come si organizzano iniziative rivolte ai cittadini o agli studenti per promuovere una raccolta dei rifiuti sempre più efficace, tale da collocare Venezia ai vertici nazionali della differenziata.
I comitati non sanno nemmeno quante difficoltà si incontrano nel sensibilizzare l'opinione pubblica a conferire bene i rifiuti, perché non conoscono e non hanno capito come è fatto un territorio così complesso e turistico come il nostro, che quindi deve essere tenuto al riparo da emergenze ambientali.
E’ forse necessario affidarsi ai comitati per sapere come gestire i rifiuti urbani?
Se è vero che c’è bisogno di un ulteriore impegno da parte dei cittadini (compresi quelli che contestano) per separare meglio i rifiuti ed eliminare scarti ed errori dalla differenziata, è pur vero che il nostro territorio ha già raggiunto, in largo anticipo rispetto al 2035, l’obiettivo europeo del 65% di differenziata, è abbondantemente sotto il limite massimo del 10% di utilizzo della discarica e supera la quota del 25% di rifiuto urbano che non può essere riciclato in alcun modo, dal quale recuperare energia.
Sono risultati che questo territorio ha già raggiunto da tempo. Nel 2020, infatti, i 45 Comuni di Veritas (la Città metropolitana di Venezia e Mogliano Veneto) sono arrivati al 73,28% di differenziata, solo il 3% di quanto raccolto è stato portato in discarica, mentre dal trattamento del secco residuo si ricavano 60.000 tonnellate di Css, che poi diventano energia elettrica. Quindi, il 97% del totale in peso dei rifiuti è stato riciclato o trasformato in energia elettrica.
Vale inoltre la pena ricordare che nel quinquennio 2016-2020, la quantità di rifiuti prodotti e raccolti nel nostro territorio è diminuita del 23,45% (da 163.079 tonn del 2016 a 124.829 del 2020) mentre la differenziata è cresciuta dal 64,52% del 2016 al 73,28 del 2020.
Sono dati certi e incontestabili. Infatti, tutti i flussi dei nostri rifiuti sono tracciati e certificati, ponendo questo territorio ai vertici nazionali ed europei.
Ogni altro discorso, numero o previsione fatta dai comitati è purtroppo frutto di fantasie, di distorsioni della realtà o di modelli talmente teorici da risultare inapplicabili nell'immediato. Compresi gli slogan e le elucubrazioni sul rifiuto zero, che fanno riferimento a politiche e leggi che non esistono.